«Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,36)

 

 

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Dovunque c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto. La Chiesa ha sempre annoverato, tra le opere di misericordia corporale, la visita ai carcerati (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2447). E questa, per essere completa, richiede una piena capacità di accoglienza del detenuto, «facendogli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nelle proprie leggi, nelle proprie città»

La Casa Circondariale Villa Andreini di La Spezia ospita attualmente 212 detenuti, suddivisi in 4 piani e 7 sezioni, a seconda del grado di disagio e ‘pericolosità. Nel carcere, oltre al personale di polizia penitenziaria, agli educatori, agli assistenti volontari in rappresentanza di uffici o istituti di appartenenza (Caritas) prestano servizio anche semplici volontari con vocazione spontanea.

Senza nulla togliere ad altri tipi di volontariato, quello del carcere, in modo particolare per quanto riguarda i colloqui, se svolto in modo giusto permette al volontario di mettersi sullo stesso piano del detenuto e rivedere la propria vita alla luce del racconto della vita dell’altro. Permette innanzitutto di riscoprire il bene prezioso della libertà, l’allontanamento dal giudizio e dalla stampa che dipinge le persone come mostri. Permette di scoprire che i carcerati non sono una categoria, ma persone, ognuna col proprio volto e la propria storia intessuta e segnata da carenza o assenza di affetti. Segnata da povertà di ogni tipo, da violenza, drammi famigliari.
In altre parole è un tipo di servizio che può far ‘crescere’ molto anche chi lo compie.